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EVENTI CULTURALI |
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INCONTRARTI 2005. Le proposte del
Premio Vasto a cura di Daniela Madonna con testi di Carmen Colameo e Debora De Gregorio Sala Vittoria Colonna, Palazzo d'Avalos, Vasto (CH) |
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Come
il giudizio e il senso del fanciullo intorno al bello è da principio
necessariamente grossolanissimo, cosa che dimostra evidentemente come il detto
giudizio dipenda dall’assuefazione, così il giudizio e il senso della massima
parte degli uomini circa il bello, resta sempre imperfettissimo non per altro,
se non perché la massima parte degli uomini non acquista mai una tal esperienza
da poter formare quel giudizio minuto, esatto e distinto, che si chiama gusto
fino. Cioè: 1. non considera bene le minute parti degli oggetti, per poterle
confrontare, e formarsene quindi l’idea della proporzione determinata, idea
ch’egli non ha; 2. non ha l’abito di confrontare minutamente, ch’è l’unico
mezzo di giudicare minutamente della proporzione o sproporzione, bellezza o
bruttezza, buono o cattivo. (Giacomo Leopardi, Zibaldone, pensiero del 20 giugno 1821) |
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L’idea del bello nasce, come
quella del buono, dalla semplice assuefazione. Per contrasto, ciò che
l’abitudine fa apparire distante dai canoni di bellezza e bontà risulta essere
brutto e cattivo. |
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Daniela Madonna |
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Iperrealista sembra, a prima
vista, la pittura di Antonella Cinelli. In realtà indietreggia di un
passo, o sopravanza al di là dell’algido nitore, riconquistando l’immagine
nella sua piena, consapevole corposità. E sono proprio corpi i soggetti
delle sue opere; corpi di giovani donne seminude, “riarchitettati”
attraverso minime variazioni, sapientemente giocate tra prospettive sghembe,
tagli di luce radente, velature di colore, fondo scuro, positure. Antonella
è una giovane e apprezzata promessa della Nuova Figurazione Italiana. La
pittura riaffronta, nel suo lavoro, tutte le peculiarità che le sono
proprie. La tecnica viene sondata attraverso un esercizio continuo e
indispensabile sul colore, sull’impasto, sul tono, sulla costruzione
particolareggiata del soggetto. La nudità della donna è presentata in
maniera delicata, elegante, anche se con posture ardite. Le parti del corpo,
definite volta per volta, insinuano tra loro un gioco-forza comunicativo,
che nel complesso si risolve nella liceità della presenza tanto fisica,
quanto emozionale. Dalla “femmineità” alla femminilità, dunque, densa,
originaria, propiziatrice. |
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D.D.G. |
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Le sculture di Giuseppe Colangelo sono
incentrate sulla ricerca di una continuità tra forma plastica ed energia
pulsionale, che dall’interno della materia procede nelle varie
manifestazioni della natura in un percorso circolare, quale ierofania in
atto. Le sue sono sculture impregnate di energia vitale scaturita dal grembo
materno, sentito come elemento alchemico che in sé racchiude i contrari e
apre ad una conoscenza mitica e poetica, legata ad una simultaneità di
significati. |
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C.C. |
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Dopo aver analizzato diversi linguaggi artistici del ‘900, Marco Ercolano si confronta con la componente figurativa. La tecnica narrativa ci immette in un’atmosfera da thriller. Gli elementi indagati sono la realtà pittorica, lo spazio fisico contemporaneo, il raddoppiamento dell’immagine, l’altro e lo sdoppiamento delle cose sottratte alla percezione fenomenologica, classica e naturalistica. L’ombra propria e l’ombra portata pongono interrogativi su un mondo parallelo che ci accompagna nel quotidiano e trova una sua esternazione nel tema dello specchio, dove il rapporto con le figure viene mantenuto, nel trittico presentato, in una riduzione di uno a due, che consente una continuità con lo spazio dell’osservatore. Ecco un gioco di incastri, di cornici, di incassature, che conservano il fascino esplorativo delle pitture fiamminghe sulla genesi del quadro, quale vano percettivo, proiettivo e continuativo della realtà, dove l’illusione delle cose pone la questione della “natura morta”. Temi, questi, che si coniugano con una ricerca spinta nella scelta di alcune inquadrature vicine al linguaggio del cinema e del fumetto. La coerenza del reale risulta, così, soltanto apparente nel rapporto tra spazio, tempo ed immagine. La figura umana, sottratta allo spazio lineare e consequenziale, interagisce con iper-spazi che sono allo stesso tempo iper-testi comunicanti, in cui l’estraneamento è dato da uno scollamento esperenziale piuttosto che surrealista. La pittura tonale accostata all’uso di grandi campiture cromatiche rafforza questa sensazione mediante una luce autonoma, che ricorda alcuni brani della pittura del Rosso Fiorentino, come di Giorgio de Chirico. |
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C.C. |
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La scultura, essendo stato dissolto il suo status tradizionale, appare oggigiorno come categoria artistica abbastanza vulnerabile. Nel contesto della produzione contemporanea, risulta insolito che un giovane artista usi ancora la pietra come “materiale da digerire”, così dura, così carica di storia, specialmente se gli si offrono materiali tecnologici più consoni alla modernità. Emiliano Faraone la sceglie invece con convinzione e semplicità, e assieme ad essa sceglie la scultura con i suoi caratteri più singolari, come la manualità artigianale, gli intensi ritmi di lavoro, il rigore. Afferma che la scultura è una ricerca sensoria che oscilla tra contaminazione e armonia. Un concetto contemporaneo, quest’ultimo, che si serve dei canoni classici per esser reso manifesto. La modalità operativa prevede l’applicazione dei principi della Sezione Aurea, scelta coniugata alla dicotomia tra il vedere e il sentire, il pensare e il fare, tra la realtà e l’immaginario, che qualunque artista avverte sempre nel suo operare. Le opere in pietra della Maiella, marmo o bronzo ottemperano alla musicalità, al ritmo, all’energia. Vi è in esse l’alternanza di superfici morbide, sinuose, organiche con linee spezzate e piani geometrici, con parti grezze o levigate, sincopati in modo da mantenere sempre la compattezza della visione d’insieme. Il sapiente contrappunto di pieni e di vuoti modula il rapporto con la luce e con lo spazio, ricostituendo interezza e armonia, nella costante ricerca di un valore, di un equilibrio tra rigore e forma. La ricerca di Faraone si sta indirizzando verso una misurata semplificazione della resa, nell’essenzialità di una forma più sintetica ed espressiva, che lascia maggiorazione alla materia e al suo potere evocativo. |
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D.D.G. |
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E’ impegno arduo [….] riattribuire |
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La riflessione attorno alla quale Antonella Ferri sviluppa la propria ricerca parte ovviamente dalla considerazione della realtà che la circonda. Essa si condensa nella tematica del VIAGGIO, espediente più necessario a stimolare il suo particolare percorso creativo, nonché metafora dell’esistenza umana: il viaggio della vita, il viaggio di dentro. Adamo ed Eva, protagonisti diretti o indiretti dei suoi lavori, sono all’origine di tale viaggio. Chiudendo le porte dell’Eden, al momento della loro partenza, hanno innescato una serie di eventi progressivi e nella progressione hanno cercato il rischio di compromettere la loro essenza. Simboli ancora positivi della creazione e della procreazione, cui non viene mai meno il principio vitale, ma viene meno la percezione di questo e il suo completo godimento. Ma la riflessione è molto più vicina e attuale. Antonella dice che l’uomo contemporaneo è fisicamente assente da se stesso e dall’altro, presente solo nell’uso di mezzi tecnologici, che separano la realtà naturale. L’evoluzione è positiva, ma la tecnologia non proporzionata può ridurre la naturalità della vita cui l’uomo era destinato, condannandolo ad una “sospensione” innaturale. Non è questione di rimodellare il corpo o di cercare un’identità, quanto piuttosto di presenziare alla posizione di uomo, di conoscersi e riconoscersi tale. Antonella dà un destino alla sua opera: arriverà il momento in cui natura, naturalezza e naturalità riprenderanno il loro posto, di questo l’uomo già si accorge nell’intimità, nella coscienza di un attimo, nelle sottili sollecitazioni del mondo interiore. |
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D.D.G. |
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La scultura di Vanni Macchiagodena è tesa alla sintesi formale della figura umana, di cui conserva la riconoscibilità, intravista nel suo valore universale piuttosto che particolare. Il suo modellato è in rapporto privilegiato con la linea, capace di creare sottili vibrazioni con lo spazio. Una linea intimista, morbida e meditativa, che procede nel silenzio e si rivela nella delicata modulazione della luce, così sospesa tra disegno, elemento aereo e materico. Il suo lavoro si basa sulla riflessione dei maestri “pre-moderni” del Trecento e del primo Quattrocento e prosegue, nel contemporaneo, attraverso Brancusi, Marino Marini, Arturo Martini e Alberto Viani, fino a Giuliano Vangi, con cui condivide la rara capacità di misurarsi, in chiave attuale, con la dimensione del sacro. Allo stesso tempo le sue opere rivelano, nella loro essenzialità, riferimenti che spaziano da alcuni tratti della scultura etrusca, si vedano i sorrisi peculiari delle sue figure, fino ad elementi formali tratti dall’iconografia giapponese. In antitesi con qualsiasi atto mimetico, l’attenzione estetica si pone, nella sua opera, in relazione alla percezione interiorizzata del tempo e dello spazio, in cui le sue figure si stagliano come poetiche presenze, investite da un’aurea carica di sognante umanità, visibile anche negli inediti dipinti qui presentati. |
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C.C. |
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Associazione Culturale Mondo a colori. Laboratorio d'arte Via Messina, 2 - 66054 Vasto (CH) -ITALY info@mondoacolori.it |
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