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  In tutti i sensi
INCONTRARTI 2006. Le proposte del Premio Vasto

a cura di Daniela Madonna,
con testi di Laura Ciampini e Debora De Gregorio

Sala Vittoria Colonna, Palazzo d'Avalos, Vasto (CH)
   
           
    Ogni nostra cognizione prencipia da sentimenti.
(Leonardo da Vinci, Codice Trivulziano, 20 v.)
 
   

 

L’affermazione condensata da Leonardo in un asciutto aforisma racchiude in sé un principio gnoseologico che ha riguardato e riguarda la riflessione di intere generazioni di scienziati e filosofi. La conoscenza prende avvio dai sensi, nobili facoltà che pongono in comunicazione l’individuo con il mondo che lo circonda. L’organizzazione del reale, la genesi delle idee, l’evolversi del pensiero e della creatività non possono che seguire lo schiudersi delle porte della percezione.
Di qui l’importanza di educare i sensi, nonché di riscoprirne l’azione congiunta sulle potenzialità intellettive umane. All’arte contemporanea spetta un ruolo determinante in quella che potremmo chiamare pedagogia sinestetica, poiché una delle sue dimensioni privilegiate è quella che sfida i canali percettivi in direzione della conquista di significati originali, di prospettive inedite.Già Filippo Tommaso Marinetti, nel proclamarsi fondatore del Tattilismo (1921), dichiarò che il nuovo movimento artistico avrebbe favorito la scoperta di numerosi altri sensi oltre i cinque tradizionalmente catalogati. Attraverso l’adeguata stimolazione dell’epidermide, le tavole tattili proposte dal futurista avrebbero dovuto perfezionare, in modo indiretto, la comunicazione spirituale stallazioni e performance prodotte dall’arte occidentale a partire dagli anni ’60.
Al fascino della sinestesia, fertile terreno di ricerca ed espressività, IncontArti 2006 vuole dedicare l’esposizione In tutti i sensi, frutto della collaborazione tra giovani artisti abruzzesi e toscani chiamati a confrontarsi su un tema tanto impegnativo quanto accattivante. L’indagine dei pittori, degli scultori e degli autori di installazioni chiamati a partecipare affronta inizialmente la considerazione delle facoltà percettive propriamente dette, per poi estendersi alle accezioni secondarie, ma non meno importanti, della parola senso. L’homo ludens presente in ogni artista, così, ha occasione di imprimere nelle opere gli aloni del senso del mistero o la sapienza del senso dell’equilibrio, il sorriso del senso dell’ironia o il rigore del senso del rispetto, la dignità del senso di appartenenza o l’allusività inafferrabile del sesto senso.
Ettore Altieri propone una scultura-installazione che vede intraprendenti pesci lapidei guizzare al di sopra di un mare di sabbia increspata dal vento. L’agilità degli inerti vertebrati acquatici imita il sinuoso nuotare di pesci reali, presenti al loro fianco, in una competizione giocata sul senso del movimento sospeso tra ingegnosa simulazione ed impeccabile naturalezza.
Il trio costituito da Alessio Ciampini, David Dainelli ed Angelo Gotti presenta una documentazione fotografica relativa ad installazioni ed interventi di Land Art realizzati in Toscana. Si tratta di opere in cui il legame con uno specifico contesto territoriale parla dell’uomo come copula tra passato e futuro, interprete flessibile sempre pronto a reinventare gli scenari in cui si muove. L’arte si esprime in difesa della natura, lancia messaggi verso altre dimensioni dell’esistenza, solletica la sensibilità dei fruitori invitandola ad essere dispensatrice di senso.
Le creature di Andrea Ciampini hanno del legno l’impronta vitale e l’odore terreno, imprigionati nelle duttili fibre a cui l’artista offre un’inattesa rinascita. In una sorta di boschiva metempsicosi, le radici diventano chiome di donne bellissime, mentre i tronchi si fanno corpi rivestiti di serica levigatezza. Un ramo reciso, infine, incarna l’affascinante metamorfosi del burattino Pinocchio in bambino per bene. Il dinamismo della figura evidenzia l’indecisione tra resa definitiva al senso di responsabilità ed inguaribile ribellione congenita.

Paolo Dongu dedica un imponente polittico alla rappresentazione dei cinque sensi. Rapportandosi ad un filone iconografico duraturo e non monocorde, sceglie di inquadrare i singoli organi di percezione come finestre spalancate sul macrocosmo dello scibile. Il pittore non ignora la fallibilità dei sensi, ma ne esalta la funzione di indispensabili filtri a servizio dell’edificio dell’interiorità.
Le sculture di Claudio Gaspari esprimono un dialogo ideale tra materia e forma, poiché la pietra assume la leggerezza di un nastro e disegna nello spazio evoluzioni eloquenti. Esili spessori si rincorrono, si intrecciano, rivelano il profilo di un orecchio totemico, scrigno di tutti i suoni dell’universo. Spunti antropomorfi indirizzano l’attenzione verso semplici gesti tridimensionali, inconsapevolmente stregati dalle leggi della prossemica.
Nelle opere di Roberto Micolucci le sollecitazioni sensoriali fluiscono in ritmiche pulsazioni emotive, selezionate e nutrite da cuori che si mostrano agli osservatori come pagine di un libro da sfogliare. Si tratta di sentinelle che custodiscono memorie preziose, simboli che sfuggono alla lettura dei superficiali, provocazioni rivolte alla caparbietà dei più fini esegeti.
Emiliano Moretti cattura nell’algido candore del marmo di Carrara la danza di forme organiche, eppure siderali. Un senso soffusamente enigmatico avvolge la svettante solarità delle sue sculture, ancorate alla terra ma rivolte al cielo come uno sguardo nel contempo sereno ed indagatore. La loro armonia si configura in uno slancio ardito e sorprendente.
Se Baudelaire parlava delle corrispondenze tra colori e profumi, Bruno Scafetta lascia che tali associazioni sinestetiche convivano sulle sue tele da indiscusse protagoniste. Delicati contorni floreali vibrano al tocco di velate modulazioni cromatiche, evocanti sensazioni olfattive restituite attraverso la combinazione di diverse essenze odorose. I soggetti della raffigurazione sembrano emergere da lontananze esplorabili grazie all’interazione di vista, odorato e tatto.
Nel ringraziare gli artisti intervenuti, l’organizzazione di IncontrArti 2006 augura a tutti i visitatori di scoprire nuove dimensioni dell’arte contemporanea, ancora capace di stupire ed emozionare... in tutti i sensi.

   
       
       
       
       
       
       
     

Daniela Madonna

   
   

Ettore Altieri dà alle sue opere possibilità espressive sempre nuove e polivalenti, sia a livello stilistico che rappresentativo. Padrone della buona tecnica, raffinata, colta, che nel tempo ha affrontato e si è confrontata con diverse culture trans-nazionali, ha reso la sua scultura propriamente moderna. Importante è la scelta del materiale, il rispetto delle sue qualità; per qualunque espressione e forma o stile, è sempre la pietra che parla, che detta, che ammicca, che suggerisce la migliore soluzione. Nel rispetto di questa, Ettore “libera la scultura” assumendo la consapevolezza dell’onestà e di un destino da dare alla propria opera. La slega da un percorso stabilito, ri-contestualizzandola in ambienti per essa appositamente creati, che fanno da viatico ed espandono ulteriormente la loro simbologia. Così ha inizio la sua “affabulazione”: “I pesci non possono vivere fuori dall’acqua…ma sono così lisci che ognuno dovrebbe poterli toccare!” Ettore trova per caso delle pietre che “già sono pesci”, provvede solo a levigarle e ad aggiungere piccoli elementi qualificanti; le adagia poi su un letto di sabbia alternandole ad ampolle con pesci veri. Lo spettatore è indotto a maturare una nuova forma di accettazione e di educazione all’oggetto e alla sua percezione. Il suo campo d’esperienza non sarà più la storia, ma lo spazio del momento, nella misura in cui esso viene percorso, vissuto, esperito e nutrito.

   
     

D.D.G.

   
   

Le sculture di Andrea Ciampini testimoniano una passione viscerale per il legno. Un tronco di ciliegio è servito per rappresentare un Torso mutilato, scavato dalla sofferenza, ma ancora pieno di vita. Più frequentemente l’artista utilizza l’olivo, si lascia guidare dai suggerimenti che questa materia offre nelle sue forme naturali, nei percorsi cromatici che le venature creano. L’artista gioca con il lucido–opaco delle superfici, alternando parti levigate con le scabre creazioni della natura. E’ un confronto, quello tra arte e natura, che raggiunge i suoi massimi risultati nella Sposa del vento. E’ una figura che reclina la chioma folta e si offre, nella sua nudità, alle carezze del vento. I capelli sfiorano il suolo e si legano indissolubilmente alla terra e alla materia. Si può includere in questa linea intimistica e sensuale anche Risvegli: una figura enigmatica che s’immerge di luce e che raccoglie i capelli dopo una lunga notte d’amore. Questo lirismo raccolto si spezza con il Pinocchio della Favola senza tempo, che scatta con un movimento fulmineo e ribelle. La figura corre libera nell’aria e le sue membra si allungano come le ombre nella sera, quando la visione si fa meno netta e la percezione sensoriale si carica di possibilità espressive.

   
     

L.C.

   
   

Il gruppo Dainelli-Gotti-Ciampini presenta le immagini di alcune installazioni eseguite nei centri urbani e nelle campagne toscane dal 1996 ad oggi. E’ impressionante la rete di tubi che prende vita attraverso l’aria: si muove, sale dalle torri dei palazzi, si avvinghia ai pilastri dei porticati delle città, fuoriesce dalle finestre e arriva alle strade, scivola attraverso le scalinate e tocca l’acqua delle fonti, crea una selva di tronchi luminosi che dalle panche arriva alle capriate delle chiese. E’ movimento continuo che sfiora sacro e profano, la terra e il cielo.  Nelle performance di Land Art si cerca di oltrepassare i confini del visibile. Una piovra allunga i suoi tentacoli sulla terra e indica il mondo sotterraneo minacciato dall’avidità dell’uomo. I misteri del presente e del passato sono interrogati con la Macchina del tempo e con il cerchio collocato sull’acropoli etrusca, ora nascosta dai prati, ma ancora pulsante e viva. Sono installazioni animate dal flusso vitale dall’aria e rese lucenti dal gioco delle luci. Invadono gli spazi, dialogano con l’architettura e coinvolgono gli spettatori in tutti i sensi, perché li invitano ad entrare nel labirinto e a trovare un proprio percorso.

   
     

L.C.

   
   

L’immagine-corpo è quella che ancor oggi conserva una forte valenza simbolica, che serve ad “esprimere l’inesprimibile”, che più di tutte catalizza l’attenzione…e più di tutte preoccupa. Paolo Dongu la usa costantemente come soggetto, ben conscio della distinzione tra il Corpo e l’idea del Corpo e, attraverso la sua sapiente pittura, avvia la “riscrittura” di un “nuovo umanesimo”, ovviamente come metadiscorso. La rappresentazione pittorica torna ad esprimere tramite i simboli una situazione che richiama l’attenzione sulla precarietà e difficoltà di descrivere l’uomo contemporaneo, di dargli propriamente “Senso.”
Sensi
si muove tra una dimensione di impulsi gestuali, esistenziali ed espressionistici, abolendo completamente lo spazio, che smette di essere sistema di riferimento forte. Tale frantumazione non permette di riconoscere una relazione formale tra le parti, abolisce la frontiera: tra corpo e mondo non c’è alcuna contraddizione. Viene eliminato il ruolo centrico del soggetto, il suo protagonismo. Questo si scorge in una posizione dislocata, in un altrove, che significa esente da una raffigurazione rassicurate, ma non priva di una propria incidenza.
In Sensi si incontra il corpo così come lo si vive, così come anche l’artista, nel suo duplice o indifferenziato ruolo lo vive: il paradigma ridiventa simulacro, lo stereotipo ridiventa archetipo…e così attraverso il tutt’occhi, tutta bocca, il corpo tocca, ascolta e grida la sua possibile identità.

   
     

D.D.G.

   
   

Claudio Gaspari afferma che “nella scultura c’è un lato di testarda passione”, di abnegazione all’idea e alla materia, apparentemente così lontane e inconciliabili, come un’esplorazione senza garanzia alcuna. Venirne meno, sarebbe tradire una possibilità d’esistenza, la stessa che si restituisce all’opera finita…ma mai ancora conclusa.
Tra le opere esposte Udito, complice la lucidità e compattezza del materiale, che ha già di per sé forte potere evocativo, si appropria dello spazio e della forma con relazione certa, gestisce e armonizza le proprie involuzioni con “codici” autoreferenziali. Mantiene compostezza…e allo stesso tempo progressione e leggibilità. La sua presenza è discreta, ma presto diventa un tarlo: le minime variazioni di superficie, lo spostamento degli assi di pendenza, le delicate rifrangenze, creano il sottile scarto percettivo, la sinestesia di una dinamica altera, propriamente e continuamente in atto…un’aspettativa, un di là da venire. Lo sguardo dello spettatore, quindi, precorre, percorre e fluisce come in una confidenza fatta, una piccola verità sussurrata al mondo, con la stessa forza che si ha finalmente di sussurrarla a se stessi.

   
     

D.D.G.

   
   

I lavori di Roberto Micolucci sono piccole note di lirismo cristallino. Componimenti precisi, che raccontano delle storie millenarie, che parlano del rapporto d’amore tra l’uomo e la natura.
Nel suo farsi l’opera conserva come parte integrante il peregrinare dell’artista alla ricerca di conchiglie, legnetti, ciottoli, miche, ogni più piccolo elemento di natura, che diventa espediente per  sentire la brezza fresca sul viso, l’odore del mare e delle zolle, per vedere i colori più spettacolari nelle loro sfumature diurne. Tali elementi sono riordinati in una composizione–componimento di voluta essenzialità minimale, cui è aggiunto il colore, solitamente il blu, che restituisce ordine, candore e trasporta in una dimensione altamente meditativa.

Cuore
diventa più ‘letterale’, si esprime con pregnanza materica, gioca sul contrasto delle geometrie, sulle proprietà del colore, scava un certo concettualismo e ammicca un certo simbolismo. E’ restituito come atto sincretico; l’immagine è pronta a scoprirsi significante, a riempire un posto vacante, ad affrontare, questa volta, un discorso importante.

   
     

D.D.G.

   
   

Con le opere degli ultimi anni Emiliano Moretti prosegue la ricerca di una simbiosi tra astrazione, forme organiche e spinta lirica. Lo scultore esplora un mondo onirico che si materializza nel marmo bianco di Carrara. La pietra così pura e fredda dà vita a un bestiario fantastico percorso da un’intensa energia vitale. Le molteplici zampe di questi esseri si dispiegano a raggiera e sembrano irrigidirsi come se volessero conficcarsi saldamente al suolo. Le membra superiori sono invece dinamiche. L’Animale fantastico scolpito durante il simposio di Montecatini Val di Cecina nel 2004 si protende in avanti, la schiena si incurva e mostra i suoi grandi aculei, raggiunge un particolare equilibrio di forze compresse. Nell’opera Morfologie vitali II la figura sembra muoversi a fatica ma la coda si attorciglia in modo morbido  e sinuoso, descrivendo una spirale. Ed è proprio con Morfologie vitali I che il simbolo universale della spirale raggiunge una sua più netta definizione. Questa forma costruisce il corpo dell’animale, parte dalle coda, si incurva sul dorso fino al movimento lezioso della testa. Questo essere, pur nella compostezza della posa e nella semplificazione geometrica, spinge in tutte le direzioni con una forza latente e sensuale.

   
     

L.C.

   
   

No, non è questa uniformità in rosso l’ora più bella!
Essa è soltanto l’accordo finale della sinfonia
che avviva intensamente ogni colore[…..]
 (V. Kandinskij, Scritti intorno alla musica)
 
   

Un’esplosione delicata di cangianti colori che attira, avvolge di sonorità soffuse, di tattile meraviglia, sospira evanescente compattezza…si offre come d’incanto e d’incanto vive.
Particolari-macro di riconoscibili fiori, ma anche spettro di sostanza che precede agnizioni, che prefigura esistenza, che vertigina i sogni.
Questa è la proposta di Bruno Scafetta, decisa su tele di grande formato, che aumentano la percezione sensoriale con l’aggiunta di essenze profumate nelle fibre e sulle cornici. La provocano, senza irriverenza alcuna, spingendola all’estremo, ma con lievi sollecitazioni…non c’è ricordo, non c’è memoria che si accumula, no c’è disagio nel dopo. Resta solo l’immagine, piena, densa, disposta…resta il suono vibrante del colore espansivo, intuitivo, profetico. Resta un dono di invisibile provenienza…che si appropria di un tempo d’infinita presenza.

     

D.D.G.

   
           
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