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Aqua
INCONTRARTI 2008. Le proposte del Premio Vasto
a cura di Daniela Madonna,
Sala Michelangelo, Palazzo d'Avalos, Vasto (CH)
6 luglio-3 agosto, ore 19.00/24.00 (ingresso gratuito)
Info. 333.7320861/339.4287017
Inaugurazione Domenica 6 luglio, ore 19.00 |
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PROGRAMMA |
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I nostri corpi sono costituiti da quattro
elementi. C’è qualcosa di solido, sensibile al tatto, che proviene dalla
solida terra; c’è un calore e una vista sensibile alla luce, che non può
esistere senza fuoco; ci sono parti ricche d’aria (spiritus), come i vasi
che chiamiamo arterie; c’è dell’umidità, come il sangue e gli altri umori.
L’umore non può esistere senza acqua né il respiro senza aria; dunque nei
nostri corpi c’è una porzione d’acqua, una d’aria, una di fuoco, una di
terra.
Credo che sia per questo motivo che gli Antichi chiamano l’uomo «piccolo
mondo» (mundum brevem); la definizione è giusta, poiché il mondo intero e
l’uomo, nella sua completezza, possiedono gli stessi costituenti, un corpo
formato dalle medesime materie, un’anima della stessa natura.
(Calcidio, Commentario
al Timeo di Platone, CCII) |
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La citazione di Calcidio,
misterioso filosofo greco del IV sec. d.C., vuole introdurre la riflessione
su cui si basa l’annuale esposizione delle Proposte del Premio Vasto.
Pur limitandosi alla semplice considerazione di ordine fisico operata dal
neoplatonico, giova sottolineare, entro la trama delle sue parole, la
centralità della concezione dell’uomo inteso come microcosmo, tanto cara
allo sviluppo del pensiero occidentale e non.
L’essere umano custodisce al proprio interno la mescolanza dei quattro
elementi, incarnandone la mirabile sintesi e rappresentando una particella
integrale e sostanziale della natura. La sua complessa razionalità e la sua
nobile spiritualità non possono cancellare tale verità incontrovertibile;
dovrebbero, anzi, condurlo a riscoprire le proprie radici ataviche, troppo
spesso sommerse da elucubrazioni estranianti e frenetiche.
Tale osservazione invita l’umanità contemporanea a rinnovare il sentimento
di appartenenza e di rispetto nei confronti della physis di cui fa
parte, spesso considerata un inanimato contenitore di esistenze voraci e nel
contempo effimere, oppure un patrimonio non equamente condiviso di cui
abusare senza pensare alle generazioni presenti e future.
Accogliendo l’appello della natura ferita, IncontrArti inaugura un
ciclo di esposizioni dedicato ai suoi principi fondamentali: acqua, terra,
aria, fuoco. L’ispirazione “ecologica” del discorso si apre all’efficace
scavo metaforico dell’inventio artistica, in grado di connotare di
sfumature private eppure condivisibili l’interiorizzazione di temi vicini
all’esistenza di ciascuno.
Il ciclo espositivo prende avvio dalla mostra Aqua, in omaggio
all’elemento liquido ritenuto da Talete (VII a.C.) l’arché (principio
primo e generatore) di tutte le cose. Molte cosmogonie arcaiche, del resto,
avevano presupposto l’origine acquatica dell’universo e la stessa mitologia
greca aveva attribuito ad Oceano, figlio di Urano e Gea, il ruolo di
iniziatore della vita sulla terra.
Sacro elemento che distrugge (si pensi al racconto del diluvio universale,
presente nella Bibbia ma anche nella tradizione di numerose civiltà
del passato), purifica e redime (come nel caso del rito del battesimo, o
delle abluzioni induistiche nel Gange), grazie al suo ciclo di incessante
trasformazione la fluida mater esemplifica il costante percorso
metamorfico della materia, che solo lo spirito può dotare di non ovvi
significati sovrasensibili.
Tralasciando l’approfondimento della rappresentazione artistica dell’acqua
nei secoli, che in questa sede risulterebbe in ogni caso schematica e poco
esaustiva, lasciamo spazio piuttosto alle opere presentate dai protagonisti
di IncontrArti 2008, nel tentativo di coglierne possibili
suggestioni.
Domenico Di Genni ha interpretato il tema proposto trasferendo sulla
tela la sferzante vitalità di fiumi che, tuffandosi da altezze imponenti,
precipitano verso il basso gorgogliando e adornandosi di arcobaleni
evanescenti. L’artista si è lasciato incantare, dunque, da paesaggi reali:
cascate sudamericane e africane dinamicamente incantevoli. La tecnica
pittorica utilizzata, energica e decisa, registra il senso di sospesa
fragilità e di titanica dignità che alberga nel cuore dell’uomo al cospetto
della forza della natura.
Nelle opere di Dario Giancane l’anima scivolosa e inafferrabile
dell’acqua è resa attraverso l’abile sottomissione del metallo, lavorato
secondo la sapiente tecnica dell’ageminatura. L’elemento incolore sembra
lottare con le tinte magmatiche dei fondi, condensandosi in biancheggianti
emersioni che si infrangono in frammenti sperduti di materica luminosità.
Simone Lammardo raffigura l’acqua in rapporto al mondo dell’infanzia,
quasi estendendo il fruscio delle percezioni amniotiche oltre il confine
della vita uterina. Che si impigli in forma di lacrima tra le ciglia o
rievochi prodigiosi medicamenti casalinghi, il trasparente composto è legato
ai passaggi di una crescita forse mai totalmente compiuta. Così ritorna,
simbolicamente, nel baratro su cui dondola un occhieggiante Pinocchio,
burattino perplesso e bambino mancato.
Affascinato dalla dimensione routinaria e distratta che interessa la
percezione visiva dei luoghi familiari o conosciuti “di passaggio”,
Federico Mazza li filtra attraverso un sottile velo di vapor
acqueo che crea un effetto straniante rispetto alla lettura convenzionale
della realtà. Sottoposte ad una sorta di provocata miopia, le sagome che
albergano nei suoi quadri fluttuano sul filo dell’indistinto, mediatrici di
una bellezza sfocata ma intensa. Quella bellezza che popola il quotidiano
senza fare rumore.
Nelle tele di Sergio Padovani, dominate dall’infinita gamma di toni
che vanno dall’oscurità più profonda all’abbacinante fulgore del
bianco,l’acqua si spoglia completamente del proprio valore lustrale. Che sia
assente o presente, la liquida essenza è metafora dell’isolamento in cui
sono coinvolte figure sofferenti e inquietanti. Un senso di decadenza e di
inanità pervade il racconto dei loro sguardi, negati allo spettatore oppure
confitti in una cupa rassegnazione.
L’installazione del duo PetriPaselli (Matteo Tommaso Petri e Luciano
Paselli) conserva un’impronta contestuale di petrarchesca memoria. Nel luogo
in cui si ritiene che il poeta abbia scritto il noto componimento
Chiare, fresche et dolci acque
(Fontaine-de-Vaucluse), gli artisti vedono affacciarsi, sulla specchiante e
accogliente superficie sorgiva, giocose costruzioni realizzate con
coloratissimi mattoncini. Meditano su tale presenza, in un’operazione
anch’essa poetica, celebrando la creatività infantile e la capacità
individuale di dare un nuovo senso alle cose.
Veronica Vallini coglie, con i suoi scatti fotografici, le tante
parvenze del libero spirito acquatico. Tramite l’obiettivo ne insegue le
piroette, le evoluzioni in bolle e gocce, il rapido sparire in gorghi
silenti. Tinte accese evidenziano la fugacità di forme e consistenze
destinate a eclissarsi senza lasciare tracce, come il vapore leggero che
assedia vitrei scoscendimenti o le scie zigzaganti che sembrano cercare la
scorciatoia per ricongiungersi al cielo.
La delicatezza grafica di Soha
Hassan Youssef,
infine, rappresenta un’acqua cristallina abitata da disinvolti pesci rossi.
Con tratto sicuro e fluente la giovane artista riproduce la danza spontanea
dei piccoli nuotatori, cullati con materna naturalezza dall’elemento loro
più congeniale. La restituzione disegnativa è semplice, immediata e
armoniosa, dotata di una incantevole spontaneità.
La gradita presenza dell’autrice egiziana sottolinea l’escursione di
IncontrArti in territorio internazionale. Fatto, questo, che certamente
arricchisce la settima edizione dell’evento di un peculiare valore aggiunto. |
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Daniela
Madonna |
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Utilizzando il linguaggio
artistico, Domenico Di Genni intende essere un attento cronista del tempo e
del mondo in cui vive. Il suo stile rappresentativo schiva e allontana, nel
“catturare” la realtà oggettiva, qualsiasi forma di cinismo. Vuole,
piuttosto, raccontare le bellezze e le speranze della nostra epoca, spesso
infangata da commenti che ne mettono in luce solamente l’infelice pars
destruens.
Nel ciclo pittorico dedicato all’acqua, l’artista riflette sulla forza
irruente e libera di tale elemento, che grazie a un’intrinseca purezza
riesce a cancellare ogni forma di negatività.
I suoi quadri interpretano luoghi geograficamente concreti, ovvero imponenti
cascate il cui salto spumeggiante misura la sublimità dell’incontro tra
l’universo liquido e la solida compattezza terrestre. Il loro scroscio
portentoso, reso visibile da abili pennellate, trasmette l’eco dell’umano
stupore di fronte agli imponenti spettacoli elargiti dalla natura. |
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Daniela
Madonna |
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Dario Giancane
Da sempre porta avanti e inserisce nelle sue opere il concetto
d’immagine di verità come identità, come riconciliazione e come redenzione, reificando il
trionfo della spontaneità e della semplicità. Il creare artistico, dunque,
attraverso lo sguardo critico di chi vive, amplificando interiormente, gli
attimi di ogni secondo di vita e di avvenimenti circostanti. Non c’è una
cosa che si possa chiamare arte, esistono gli artisti con la loro
sensibilità, la capacità di cogliere gli umori del presente e di coniugarli
con le suggestioni del passato. Non ci sono luoghi ma paesaggi di
sentimenti.
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Marina Catalano |
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Simone Lammardo
Per questo giovane artista che sceglie di vivere in un buen retiro
ligure, su di una collina e con il mare di fronte, l’accadere è
rappresentato da un’idea visiva, da un’emozione sopita o da sensazioni
fugaci e ossessive che richiedono una pratica riflessiva, fredda, della
pittura. L’ultima serie dedicata all’infanzia dimostra come per Lammardo la
pittura sia un esercizio di rimemorazione condizionato fortemente da un
processo intellettuale, quasi concettuale, dove l’adulto incontra l’infante
e ne subisce il fascino restando lontano dal desiderio d’immedesimazione,
estraneo alla volontà pascoliana di essere “fanciullino” o di sentire e
dipingere come tale. Potendo ormai ritrarre il mondo puerile attraverso un
controllo distaccato, Lammardo tenta un recupero dell’età dell’innocenza, e
di una sua certa visionarietà, attraverso diverse tecniche e serie di lavori
che giungono alla pittura. |
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Nicola Davide Angerame |
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Federico Mazza
L’artista trae la sua ispirazione dai dintorni di Roma che esplora
costantemente. Sono spazi reali ma che hanno un senso soltanto dentro di
noi, sono pieni di silenzio, un silenzio inquietante, colgono l’attimo prima
oppure quello immediatamente dopo di un’azione, c’è quasi l’obbligo di
trattenere il respiro per capire meglio l’istante sfuggente di ciò che è
successo e non sapremo mai.
Sono luoghi visti, filtrati e trasformati dall’artista per poi ricomporli
nel dipinto, frammenti di memoria che nascondono i riferimenti dell’artista
e ci invitano pur con cautela a guardarli, esplorarli. Frammenti che si
collegano all’infinito, come se una linea invisibile di luce trasportasse un
messaggio che muta e non si rivela mai del tutto al suo pubblico.
Dietro una grande preparazione tecnica, c’è bisogno di una ricerca intensa,
questi dipinti esistono grazie ad un percorso di osservazione che sfiora i
vari piani di studio, da quello scientifico a quello puramente emozionale.
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Sandra Miranda |
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Sergio Padovani
L'acqua è un
luogo. Immobile, stagnante, sicuramente decadente, nel quale immergere i
corpi, le carni bianche e sofferenti di figure umane condannate alla
pericolosa inutilità.
L'assoluta mancanza di movimento, la finzione dell'attesa, la debolezza
ostentata come arma, sono la perenne circostanza nella quale l'acqua (o la
sua manifesta mancanza) impone il suo ruolo : isolare totalmente . Ricoprire
il vilipendio del vuoto, o, al contrario, lasciare il dominio a quest'ultimo,
offrendo alla lenta decomposizione i luoghi che quella stessa acqua dovevano
contenere. Un concetto faticoso, una grigia similitudine allo strangolamento
che la solitudine impone a chi non sa di essere vittima e contemporaneamente
carnefice di se stesso.
Nessuna via di fuga, quindi, nessuna limpidezza. Neppure nell'anima. |
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PetriPaselli
Il mattoncino ricorda la prima esperienza costruttiva del bambino che
proietta la sua primordiale volontà di modificare lo spazio che lo circonda
giocando.
In questo modo si improvvisa architetto di strutture immaginarie e
irrealizzabili nella loro fragilità.
Una costruzione e distruzione continua dello spazio infantile.
Questo lavoro può essere visto come la concretizzazione delle fantasie e
delle forze ideatrici che si muovono dentro al bambino, una proiezione dove
tali strutture si innestano con gli elementi naturali di un luogo ancestrale
dove il tempo è sospeso e in(de)finito.
In questo spazio le strutture trovano la forza di modificarsi in modo fluido
con il cambiare del rapporto individuo-realtà.
L'acqua, contenitore primordiale di vita, diventa sostegno e motore
dell'evoluzione stessa.
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Solo
immagini, istanti, scorci, persone, vuoti bianchi ed intensi, lacrime nere e
qualche foto. Veronica Vallini esplora punti di vista inesplorati, sfrutta
soggetti fotografici non sfruttati, evoca memorie individuali mai evocate
prima e cattura l'occhio dell'osservatore con impressionanti invenzioni
compositive ed un uso lucido, sottile, delicato, profano del colore. Estranea,
quasi immune dal citazionismo che oggi, spesso, sembra ammanettare la
fotografia digitale, libera dai temi più ingenui, rapida Veronica si
insinua. Si insinua nei rettangoli in 3:2 che, trasparenti per chi non ha
occhi per vedere, descrivono piccoli mondi inesplorati e coloratissimi negli
angoli più angusti. Una profonda e dettagliata conoscenza della tecnica
fotografica si scioglie in un arte che assorbe completamente. Con la reflex
in mano Veronica sembra quasi scomparire, si pone come osservatrice neutra
nello spazio ma determinante nell’arte, assente per il soggetto ripreso ed
urlante nel ritratto che brucia il sensore. La fotografia torna a rubare
l’anima. Non importa dove, c'è sempre la foto che vale la pena scattare:
poesia scolpita nella luce. |
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Soha Hassan Youssef
L’acqua è la vera e propria essenza
della vita... in essa tutto ha avuto origine e solamente nel suo mondo
possiamo ancora incontrare la natura non turbata dall’uomo.
Le composizioni della serie Goldfish rappresentano pesci rossi visti
dall’alto, secondo una prospettiva che permette di osservarne le infinite
posizioni e di percepirne liberamente il nuoto, come se il contenitore in
cui sono immersi scomparisse. Il disegno, ispirato alla quotidiana e
domestica convivenza con le pacifiche creature acquatiche, ne coglie
l’allegro e continuo movimento, il silenzioso e mutevole relazionarsi,
l’affascinante stato di sospensione in cui si trovano quando disdegnano sia
l’attrazione della superficie, sia l’esplorazione del conosciuto fondale. I
pesci sono simboli del buono e anche del bello, evocato grazie
all’ondeggiare di pinne traslucide e di code che ricordano la velata
leggerezza dei ballerini. Talvolta la loro rincorsa circolare fa pensare
all’infinito movimento della vita. L’acqua stessa, protagonista di un ciclo
ininterrotto, ben rappresenta il miracoloso fluire dell’esistenza. |
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Associazione Culturale Mondo a colori. Laboratorio d'arte
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